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"content": "Tcf ÜHSCHLAREO Iormanente a Aarlir\n! Khuone Er\nreso Hmone Qurofea\n\n« Baur Re Mas\n\nBe\n\nun L UL\n\nl\nBann ann nn nen in samen\n\nPot n. OBU\n\nCOMMISSIONE EUROPEA\n- Segretariato Generale A-2\n\nBRUXELLES\n\nOggetto: Procedura di infrazione 1996/2232 ex art. 228 Trattato: Protezione delle\nacque dall'inquinamento provocato da nitrati provenienti da fonti\n\nagricole; causa C-127/99.\n\nRifer.to: Lettera Commissione C(2002)2192 del 26.06.2002.\n\nIn risposta alla lettera citata in riferimento, si trasmette in allegato copia\ndella nota del Ministero dell'Ambiente, prot. n. 6798/TAU/DVAG/PRO del 30 luglio\n2002, con la quale si riferisce relativamente alle iniziative promosse dal governo\nitaliano al fine di dare esecuzione alla sentenza della Corte di Giustizia delle C. E.\n\nnella causa menzionata in oggetto.\n\nMentre si fa’ riserva di trasmettere ulteriore documentazione, tuttora in fase\ndi predisposizione, si rimane a disposizione per i seguiti del caso.\n\nAll: 1\nSca/notgl644S",
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"content": "MODULARIO Mod. 161\nAmbiente - 61\n\n \n\nDIPARTIMENTO PER LE RISORSE IDRICHE\nDIREZIONE PER LA TUTELA DELLE ACQUE INTERNE\n\nAl’ Ufficio legislativo\n\nSEDE\n2% | I |\nA aan BLAU IDIIAG RO...\nl !\ni Kart A Dey (a RR er\n5 ga \"Gr\nDAN DE nn.\nOggetto: Procedura d’infrazione ex art. 228 Trattato CE - sentenza Corte di Giustizia - Causa\nC 127/99 - Protezione dalle acque dall’inguinamento provocato da nitrati\n\nProvenienti da fonti agricole - trasmissione relazione\n\nSi trasmettono, per il Successivo inoltro alla Commissione europea, le informazioni sulle\nmisure adottate in esecuzione della sentenza di condanna in oggetto sull’inadempimento aglı\nobblighi della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento\nProvocato dai nitrati provenienti da font; agricole.\n\n). Dette informazioni saranno integrate con ulteriore documentazione in fase di Predisposizione.\n\nANtIenlAlın\n\n \n\nBEIIGTOIGCHACOT ns",
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"content": "in materia di attuazione della direttiva nitrati viene descritto lo stato di avanzamento\nnell’applicazione della Direttiva a livello regionale.\nNell’ambito degli Accordi di Programma Quadro, che, quale strumento di Programmazione\nnegoziato tra lo Stato e le Regioni, sono dedicati all’attuazione delle Intese Istituzionali di\nProgramma, le Regioni si impegnano a potenziare le iniziative volte all’attuazione delle\ndisposizioni in materia e in particolare a razionalizzare le pratiche di fertilizzazione, a rafforzare\nle attivitä di controllo e sorveglianza per la valutazione dell’efficacia dei programmi di azione\n\nindividuati.\n\n1. Omissione nello svolgimento in maniera completa e corretta dei controlli previsti\nall'articolo 6 Direttiva 676/91/CEE\n\nCon riferimento alla Sentenza della Corte dell’8 novembre 2001 le Autoritä italiane hanno\npresentato alla Commissione ji documenti, in data 16 luglio 1997 e 18 settembre 1998, alla luce\ndei quali emerge che esse hanno fornito alla Commissione informazioni del tipo richiesto dall'art.\n10 e dall'allegato V, punto 3, della direttiva, per tutte le regioni e province autonome della\nRepubblica italiana, ad eccezione di tre di esse, ossia l’Abruzzo, la Puglia e la Calabria. Di\n\nseguito si riportano pertanto i dati relativi al sommario dei controlli per le suddette regioni\n\n1.1 Regione Abruzzo: sommario dei risultati dei controlli effettuati ai sensi dell’articolo 6\n\ndella Direttiva 676/91 /CEE\n\nPer quanto riguarda le acque superficiali oggetto della Direttiva 75/440/CEE (acque superficiali\ndestinate alla produzione di acqua potabile), si deve rilevare che la regione Abruzzo, fino al\n1999, non ha utilizzato tale fonte per l’approvvigionamento idropotabile. Soltanto a partire dal\n1999 ha individuato acque superficiali per tale specifica destinazione con la deliberazione della\nGiunta Regionale n.1996 del 15 luglio 1999 e ha dato avvio al monitoraggio con cadenza\nmensile.\n\nLa qualitä delle acque superficiali, al di lä dello specifico uso potabile, & stata sempre oggetto\nappositi piani di monitoraggio. Per il periodo 1992-1995, nell’ambito del “Programma di\nrilevamento delle Caratteristiche delle qualitative e quantitative dei corpi idrici superficiali” sono\nstate individuate complessivamente 46 stazioni di campionamento, di cui 40 sui corsi d’acqua\nsuperficiali e 6 sui laghi (vedi pagina 14 dell’Allegato 1.1.a “Programma per il rilevamento delle\n\ncaratteristiche qualitative e quantitative dei corpi idrici superficiali”), che sono state sottoposte a\n\n2",
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"content": "campionamento e analisi con cadenza mensile per i corsi d’acqua e trimestrale per i laghi nel\n1992 per un periodo di un anno (dal 1 gennaio al 31 dicembre). L’analisi dei dati mostra,\ncomplessivamente, una buona qualitä dell’acqua; infatti, se si esclude una stazione si rilevano\nconcentrazioni medie di nitrati largamente inferiori ai 50 mg/l . I parametri analizzatj\n\ncomprendono, oltre all’azoto nitrico anche l’azoto ammoniacale e l’azoto nitroso (Allegato\n\nPer il periodo 1996-1999 nell’ambito del Progetto finanziato sui fondi del Piano triennale di\nTutela dell’ Ambiente 1994-1996 “Mappaggio biologico dei bacini della Regione Abruzzo” sono\nstate analizzati diversi parametni, tra i quali l’azoto nitrico. I 40 punti di campionamento della\ncampagna di monitoraggio del periodo 1992-95 sono saliti a 300 nel 1999: j prelievi e le analisi\nhanno avuto cadenza trimestrale (Allegato 1.1b “Mappa delle stazioni di campionamento”) Per\n\nquanto riguarda il Torrente Vibrata che presentava dati superiori rispetto alla media degli altri\n\nsolo sporadicamente le concentrazioni di azoto nitrico risultano superiori a 10 mg/l, ma si\ncollocano, comunque, sempre al disotto di 20 mpg/l.(Allegato 1.1c “Report delle concentrazioni\ndi azoto nitrico, N-NO;, nelle campagne di campionamento Morbida 1999, Magra 1999,\nMorbida 2000”).\n\nPer quanto riguarda i fenomeni eutrofici sono disponibili i dati relativi al 1992 per i seguenti\nparametri: temmperatura, salinitä, ossigeno disciolto, PH, trasparenza clorofilla “a”, nutrienti\n(azoto nitrico e nitroso), con rilevazioni effettuate con periodicitä mensile e quindicinale nel\nperiodo giugno-settembre in 40 stazioni (Allegato 1.1d: “Programma di monitoraggio delle\nacque di balneazione e per il contenimento dei fenomeni di eutrofizzazione. Rilevazioni\nanalitiche anno 1992.”). Nel periodo 1996-1999 & stato attuato, a livello nazionale, un\nprogramma di monitoraggio delle acque finalizzato, tra l’altro, al controllo dell’eutrofizzazione,\nche prevedeva il Posizionamento di 12 transetti, con due stazioni di campionamento, a 500 e\n3000 m dalla costa per ciascun transetto, per complessive 24 stazioni. La frequenza dei\ncampionamenti era mensile, con infittimento dei campionamenti, 1 ogni 15 giomi, nel periodo\ngiugno-settembre. I dati relativi al periodo aprile 1997-marzo 1998, nelle 24 stazioni di\ncampionamento sono riportati negli Allegato 1.leı e Allegato 1.1.e, ( “Programma di\nmonitoraggio delle acque marine e costiere prospicienti la regione Abruzzo. Monitoraggio delle\nacque finalizzato al controllo dell’eutofizzazione” e “Qualitä degli ambienti marini costieri\n\nitaliani 1996-1999, Regione Abruzzo”). I risultati del monitoraggio evidenziano che le acque\n\n3",
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"content": "costiere della Regione Abruzzo rientrano nello stato buono, tipico delle acque moderatamente\nproduttive. Questo giudizio preliminare scaturisce da un valore medio di TRIX' pari a 4,66 (con\nuna Deviazione standard pari a 0,92 e con un numero di records elaborati pari a 480, per il\nperiodo che va da aprile 1997 a giugno 1998). Per quanto riguarda il fattore limitante la crescita\nalgale, l’esame degli andamenti medi mensili del rapporto elementare N/P, mostra una\npredominanza dei casi di fosforo limitazione.\n\nIn relazione alle acque sotterranee, relativamente ai punti di captazione di acque destinate\nall’approvvigionamento idropotabile (sorgenti e pozzi) di cui alla Direttiva 80/778/CEE recepita\nnella normativa nazionale con il DPR 24 maggio 1988, n.236, sono disponibili per l’anno 1995 i\ndati per 16 stazioni complessive (vedi tabella sottostante) con 104 prelievi annui (Allegato 1.1.\nf). I valori sono tutti al disotto di 10 mg/l, per l’esattezza il valore minimo & pari a 0,94 mg/l ed il\n\nvalore massimo & 3,25 mg/l.\n\n \n \n \n \n\nNUMERO\nPRELIEVI\nANNUI\n\n5\n\nDI| MEDIA MINIMO\n\n \n \n\n \n\n \n\n \n \n\n \n \n\n \n \n\n \n\n1.62\n\noO\n\\o\noo\n\n1\n\nmp\nee\na\nBT\n\nNm| ©\nDI Oo\nO| >\n\n388\n389\n\nm\noO\nw\n\n \n\nEERN\noO\n\nn\n‚Vo\n—\noO\n\n \n\n| m\noO\n| ll el m\nSI wl ul ©\nWI „al ol ww\n\nRE\nRT\n\nIndice trofico = [LoglO (Cha. D4O .N. P)+1,5]/1,2\n\nCha= clorofilla “a” (mg/L)\n\nD%O= ossigeno disciolto come deviazione % assoluta della saturazione (100-02D%)\nP= fosforo totale (mg /L)\n\nN= N-(NO3 + NO2 + NH3 ) (mg /L)\n\n \n \n\noO\n\n1\nar\nD\noa",
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"content": "5 1.18 Br —ı\nEEE:\n\n \n\n \n \n \n \n\n1.26 1.26 1.26\n\nSempre con riferimento alle acque sotterranee, i dati per l’anno 1998 relativi a 44 stazioni,\nsottoposte a campionamento con diversa periodicitä conformemente alle prescrizioni della legge\nnazionale (DPR 24 maggio 1988, n.236 di recepimento della Direttiva Comunitaria 80/778/CE,\narticolo 10 e articolo 11) evidenziano che il superamento del limite dei 50 mg/l € episodico,\nlimitato ad alcune stazioni di campionamento (Allegato 1.1.g, dati medi relativi a tutte le\nstazioni; Allegato 1.1.h: dati medi relativi alle stazioni che superano i 50 mg/). In vaste aree del\nterritorio regionale (provincia di Pescara) i dati di concentrazione di nitrati relativi a pozzi e\n\nsorgenti, sono invece sempre inferiori a5 mg/l.\n\nIn conclusiong, l’esame dei dati di concentrazione di nitrati rilevati nelle acque superficiali e\nsotterranee, e in particolare nelle stazioni di campionamento previste dalie Direttive 75/440/CEE\ne 80/778/CEE e dalle norme nazionali di recepimento, evidenziano che non si riscontrano valori\ndi concentrazione superiori ai 50 mg/l, se non limitatamente ad alcune sporadiche stazioni di\nmonitoraggio delle acque sotterranee di una delle province della regione. I dati relativi\nall’eutrofizzazione delle acque della regione evidenziano, altresi, che non si riscontrano\nfenomeni eutrofici riconducibili all’azoto nitrico da fonti agricole. Pertanto, allo stato delle\nconoscenze, nella regione Abruzzo non sono state individuate zone vulnerabili ai sensi dell’art.6\n\ne dell’allegato 1 della Direttiva 676/91 CEE\n\n1.2 Regione Puglia: sommario dei risultati dei controlli effettuati ai sensi dell’articolo 6\n\ndella Direttiva 676/91/CEE\n\nLa Regione Puglia ha provveduto alla caratterizzazione delle acque profonde e delle acque\nsuperficiali nell’ambito di un progetto POP affidato per l’esecuzione all'Ente Irrigazione e\nTrasformazione Fondiaria della Puglia, Basilicata e Irpinia, concessionario dell'intervento, che si\n\n€ avvalso per l’analisi dei dati dell’Istituto di Ricerca sulle Acque di Bari. I dati si riferiscono a",
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"content": "171 stazioni per le acque profonde e a 7 stazioni per le acque superficiali € fanno riferimento al\nperiodo 1995-1997,\n\nNelle mappe allegate (Allegati 1.2a, 1.2b, l.2c, 1.2d, 1.2e) vengono riportate le stazioni di\ncampionamento per ciascuna delle 4 campagne di prelievo delle acque sotterranee e alla\ncampagna di prelievo delle acque superficiali di cui al citato progetto POP e una\nTappresentazione dei risultati (intervallo di concentrazione di nitrati in cui si situano ji valori\nrilevati). I punti di campionamento sono posizionati in corrispondenza di un acquifero calcareo\nfessurato e carsificato, abbastanza noto nelle sue caratteristiche generali sulla base degli studi\nesistenti. Stante la conformazione geografica della Puglia, circondata su tre lati dal mare, uno dei\nprincipali problemi & legato all’ingressione dell’acqua salata.\n\nNel caso delle acque superficiali, il numero esiguo di stazioni & conseguenza dall’assenza diun\nreticolo idrografico superficiale, tranne nella parte nord della regione e, quindi, del numero\nridotto di corpi idrici che mäntengono una portata significativa durante tutto l’anno.\n\nLe mappature sulla classificazione della qualitä delle acque sotterranee, pur presentando dei\nlimiti legati essenzialmente a due aspetti diversi, eterogeneitä delle modalitä di campionamento\n(statico, a quote diverse lungo la verticale delle opere di emungimento, e dinamico) enon elevata\ndensitä dei punti di prelievo, evidenziano quelle aree, appartenenti al territorio regionale, nelle\nquali le acque sotterranee sono maggiormente esposte a fenomeni dinquinamento di vario\ngenere. Inoltre, permettono di effettuare delle valutazioni sulle aree che necessitano di un\ninfittimento della rete di monitoraggio delle Regione Puglia.\n\nI dati relativi a4 campagne di rilevamento sono riportati nelle tabelle allegate (allegato 1.2f).\nNel caso delle acque superficiali i dati evidenziano che la concentrazione di nitrati risulta sempre\ninferiore a 10 mg/l in tutti i punti di campionamento.\n\nPer le acque sotterranee i dati disponibili evidenziano concentrazioni inferiori a 50 mg/l, con\nvalori inferiori a 10 mg/l in buona parte delle stazioni; & del tutto episodico (1-2 stazioni per\nciascuna campagna di monitoraggio) enon costante nel tempo il superamento dei 50 mg/l.\n\nAi fini di un potenziamento dei controlli, & stato elaborato un piano di monitoraggio piü\n\narticolato, il cui avvio & Previsto per i prossimi mesi.\n\n1.3 Regione Calabria: sommario dei risultati dei controlli effettuati ai sensi dell’articolo 6\ndella Direttiva 676/91/CEE\n\nPer quanto riguarda la Regione Calabria, i dati relativi al monitoraggio effettuato ai sensi del\nDecreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236 “Attuazione della Direttiva\n6",
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"content": "80/778/CEE concernente la qualitä delle acque destinate al consumo umano”, si riferiscono al\ntriennio 1998-2000 (Allegato 1.3.1).\n\nIn particolare nell’anno 1998 sono state condotte analisi in 1595 punti di campionamento. Dallo\nstudio dei dati si evince che circa il 91,8% dei risultati ha un valore di concentrazione al disotto\ndi 25 mg/l, il 7,9% ha una concentrazione variabile tra 25 e 50 mg/l, mentre soltanto lo 0,3% dei\nvalori risulta superiore a 50 mg/l.\n\nNell’anno successivo, 1999, le analisi effettuate in 349 punti di campionamento hanno\nevidenziato che, a parte uno sporadico valore superiori a 50 mg/l, tutti gli altri sono\nsignificativamente inferiori a tale limite.\n\nInfine, nel 2000 i dati disponibili parrebbero evidenziare un progresso ulteriore: nei controlli\neffettuati su 380 punti si ha un solo valore superiore ai 50 mg/l, mentre soltanto una esigua\npercentuale supera i 40 mg/l.\n\nI dati di monitoraggio della qualitä delle acque sotterranee resi disponibili dagli Enti di gestione\ndegli acquedotti per il periodo 1995-1999 (Allegato 1.3.2) danno indicazioni in merito all’ottima\nqualitä delle acque: su 393 prelievi effettuati si riscontra un valore medio di 3,3 mg/l NO3 e\n\nsoltanto 2 valori risultano superiori a 25 mg/l, con un valore massimo di 42 mg/l.\n\n2. Predisposizione di programmi di azione ai sensi dell'art. 5 della direttiva del Consiglio 12\ndicembre 1991, 91/676/CEE, relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento\n\nProvocato dai nitrati provenienti da fonti agricole\n\nCon riferimento all’adozione di provvedimenti che possano far parte di un programma d'azione\nai sensi dell'art. 5 della direttiva da parte delle regioni Puglia, Calabria, nonche della mancanza\nquasi totale di misure del genere per quanto concerne le regioni Abruzzo e Marche, nonch& nel\nNitardo dell’adozione delle misure nelle regioni Liguria e Campania, e di provvedimenti isolati\nper le regioni Lazio e Sicilia, si deve rilevare, in primo luogo che, sulla base di quanto previsto a\ndalla prima designazione delle aree vulnerabili effettuata a livello nazionale con il D.Lgs\n152/1999, nessuna delle regioni elencate rientrava tra quelle ove erano presenti aree vulnerabili\nai sensi della Direttiva. Risultava pertanto non vincolante per esse la predisposizione dei\nprogrammı di azione ai sensi della direttiva nitrati. Peraltro, in relazione al periodo di riferimento\nconsiderato, i dati relativi al monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee per la verifica\ndella concentrazione di nitrati, giä inviati unitamente alla precedente relazione e allegati alla\n\npresente, evidenziano la limitatissima entitä dei fenomeni di inquinamento da nitrati delle acque,",
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"content": "quando non l’assenza dei medesimi. Alla luce di tali risultati, che testimoniano l’assenza di\n\nsituazioni di criticitä, le regioni non avevano designato zone vulnerabili.\n\nCiö premesso, si illustrano, con particolare riferimento alle suddette regioni, le azioni di\nformazione e informazione degli agricoltori e le misure comunque adottate ai fini di\nrazionalizzare le pratiche di fertilizzazione, riducendo il pericolo di inquinamento delle acque da\n\nnitrati, riconducibile alle pratiche agricole,\n\nLa Regione Lazio, come piü specificamente dettagliato nell’Allegato 2.1, con le misure\nagroambientali ha posto particolare attenzione agli aspetti inerenti la direttiva 91/676/CEE,\nprima con il Programma Regionale Agroambientale attuativo dell’ex Reg. CEE n. 2078/92 e poi\ncon il Piano di Sviluppo Rurale attuativo del REG. (ce) N. 1257/99 (misura II.1). Inoltre,\nnell’ambito dei Servizi di Sviluppo Agricolo (L.R. 56/87) ha avviato una serie di iniziative volte\nalla realizzazione di un servizio di aggiomamento sulle analisi dei terreni e le tecniche di\nfertilizzazione per l’agricoltura sostenibile.\nL’attivitä & stata oggetto di apposite convenzioni biennali stipulate, a partire dal 1996, tra\nRegione Lazio e Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante (I.S.N.P.) del Ministero\ndelle Politiche Agricole e Forestali (MIPA).\nL’obiettivo principale & stato quello di formare nei tecnici dei servizi di sviluppo agricolo\npubblici e privati e negli agricoltori una conoscenza delle problematiche connesse alla\nfertilizzazione, prima fra tutte quella derivante dall’inquinamento da nitrati, nonche l’importanza\ndi una corretta analisi del terreno e fogliare a supporto dei piani di fertilizzazione.\nA tal fine, nel corso di sei anni, sono state realizzate numerose iniziative sinteticamente elencate\nnella tabella riportata alla pagina 6 dell’Allegato 2.1:\n\n- Corsi di aggiornamento e formazione per tecnıci pubblici\n\n- Corsi di aggiornamento e formazione per tecnici privati\n\n- Dotazione tecnico didattica\n\n- Seminari provinciali di informazione e aggiornamento per agricoltori\n\n- Convegni\n\n- _Prove dimostrative fertilizzazione delle ortive\n\n- _Prove dimostrative sul compost\n\n- Analisi terreni e fogliari dimostrative\n\n- Piani di fertilizzazione erbacee e ortive",
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"content": "- Piani di fertilizzazione arboree\n\n- Pubblicazioni divulgative\n\n- Registro regionale dei laboratori\nL’attivitä di informazione, aggiornamento e formazione & stata particolarmente intensa e rivolta a\nfutti i soggetti interessati dal servizio. Nei diversi momenti formativi e di aggiornamento, tenuti\nda ricercatori e tecnici dell’LS.N.P., sono stati affrontati varı argomenti relativi alla\nfertilizzazione per l’agricoltura sostenibile con particolare riferimento ai seguenti aspetti: ciclo\ndegli elementi nutritivi nel terreno, metodologie analitiche avanzate per lo studio della dinamica\ndell’azoto nel sistema suolo-pianta, fertilitä biologica dei suoli, tecniche di campionamento e\nconservazione del suolo e di altro materiale, interpretazione dei risultati analitici del terreno e\nvalutazione delle caratteristiche chimico-fisiche, metalli pesanti nel sistema suolo-pianta,\nnormativa nazionale ed europea sui fertilizzanti, tipologie di concimi, biomasse, fertilizzazione\nper l’agricoltura biologica, predisposizione dei piani di fertilizzazione per erbacee ed ortive,\ntecniche di campionamento, stoccaggio e conservazione di campioni vegetali (foglie),\ninterpretazione dei risultati analitici delle foglie, predisposizione dei piani di fertilizzazione per\nle arboree; gli aspetti prettamente teorici sono stati integrati con giormate presso ı laboratori\ndell’Istituto e giornate di Campo per il prelievo dimostrativo dei terreni e delle foglie.\nA completamento dell’attivitä di formazione e aggiornamento i tecnici dei Servizi di Sviluppo\nAgricolo sono stati dotati dei supporti necessari, primo fra tutti il Codice di Buona Pratica\nAgricola per la protezione delle acque dall’inguinamento da nitrati realizzato dall’I.S.N.P. per\nconto del MIPA.\nI tecnici cosi formati hanno avviato, su tutto il territorio regionale, ]’attivitä seminariale di\ninformazione e aggiornamento rivolta agli agricoltori, i campionamenti di terreno e foglie e, sulla\nbase dei risultati analitici forniti dall’L.S.N.P., la predisposizione dei relativi piani di\nfertilizzazione. Per ogni ambito provinciale, la scelta delle zone di intervento e delle colture sulle\nquali realizzare i campionamenti e i relativi piani di fertilizzazione & stata demandata alle\nstrutture decentrate dei Servizi di Sviluppo Agricolo, con preferenza per le aree caratterizzate da\nagricoltura intensiva o sensibili da un punto di vista ambientale.\nNel corso degli anni sono stati realizzati numerosi seminari per agricoltori, centinaia di analisi\ndel terreno e fogliari e circa mille piani di fertilizzazione relativi a colture erbacee, ortive e\narboree. A questa attivitä & stata affiancata un’azione dimostrativa in campo che ha riguardato il\n\nrutilizzo di sottoprodotti aziendali per la produzione di compost e la fertilizzazione delle ortive.",
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"content": "Infine, sul fronte dei laboratori, nel 1999 & stato istituito il “Registro regionale dei laboratori di\nanalisi del suolo e fogliari a supporto dei servizi di sviluppo agricolo della Regione Lazio” e\nsono in corso presso 1’I.S.N.P. i ring-test sui laboratori che hanno presentato domanda.\n\nI risultati delle varie iniziative intraprese nell’ambito di questo servizio sono stati resi noti dalla\nRegione in occasione di convegni e attraverso le pubblicazioni tecniche realizzate con il supporto\ndei ricercatori e tecnici dell’L.S.N.P.: “Guida alla corretta gestione della fertilitä del suolo: analisi\ndel terreno e piani di fertilizzazione”, “La risorsa compost”, “Il Registro regionale dei laboratori\ndi analisi del suolo e fogliari a supporto dei servizi di sviluppo agricolo”.\n\nAlla luce dell’esperienza maturata dai Servizi di Sviluppo Agricolo nell’ambito di questa\nconvenzione, la Regione Lazio ha introdotto alcune novitä tecniche per le Misure\nAgroambientali del Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006 (Reg. CE 1257/99). |\n\nNello specifico, sono state predisposte le “Norme tecniche per la redazione dei piani di\nfertilizzazione” relativamente alle azioni Fl Produzione integrata ed F2 Agricoltura Biologica\ndel P.S.R. che obbligano il beneficiario a predisporre un piano di fertilizzazione per tutte le\ncolture presenti nel piano di coltivazione aziendale sulla base di un’analisi chimico-fisica\ncompleta del terreno; dette “Norme” stabiliscono inoltre le modalitä di campionamento del\nterreno, i metodi di analisi dei campioni, i criteri adottati dal tecnico aziendale per la\npredisposizione del piano di fertilizzazione, le asportazioni di azoto, fosforo e potassio per le\n\nprincipali colture, le tipologie e le epoche di impiego dei fertilizzanti.\n\nPer quanto riguarda la Regione Liguria, 1’ Assessorato Agricoltura & da sempre intensamente e\ndirettamente impegnato ad incentivare e a favorire l’introduzione e/o il mantenimento di metodi\ne/o tecniche di produzione compatibili con l’ambiente e il territorio, con particolare riferimento\nall’agricoltura biologica ed integrata (L.R. 5/94 eL.R. 36/99).\n\nAl riguardo la Regione Liguria ha predisposto nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale - misura\nf (6) “Agroambiente”, norme di “buona pratica agricola” e disciplinari di produzione per la\nrazionalizzazione e il conseguente contenimento d’uso di fertilizzanti ed antiparassitari, applicati\ntra glı altri a produzione di fronde poliennali di piena area.\n\nSono state inoltre potenziate le attivitä di ricerca e di sperimentazione nonche attivitä formative e\ndivulgative (progetti dimostrativi, corsi di formazione, ecc.) rivolte ai tecnici agricoli ed ai\nfloricoltori per promuovere la fattibilitä e la validitä tecnica ed economica delle innovazioni e\n\ndegli interventi a tutela dell’ambiente e del paesaggio.\n\n10",
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"content": "Si evidenzia che in Liguria operano tre importanti centri specialistici che a vario titolo operano\nsulle tematiche in parola in collaborazione con l’assessorato:\n\n- Istituto Regionale per la Floricoltura, ente strumentale della Regione Liguria con sede a San\n\nRemo (IM);\n- Istituto Sperimentale della Floricoltura del Ministero per le Politiche Agricole con sede a\nSarı Remo (IM)\n\n- Centro Regionale di Sperimentazione e Assistenza Agricola di Alberga (SV).\n\nEsistono inoltre alcune importanti iniziative rivolte alla valorizzazione e al miglioramento della\nqualitä in floricoltura con particolare riferimento al riconoscimento della certificazione\ncomunitaria di origine delle produzioni e ad alcuni protocolli (marchio di floricoltura\necocompatibile), in fase studio, sulla riduzione dei prodotti chimici di sintesi, inclusi i\nfertilizzanti.\n\nPer quanto sopra indicato, si ricorda altresi che in floricoltura, settore produttivo piü importante e\ntrainante dell’agricoltura ligure, si sta assistendo ad un progressivo processo di estensivizzazione\ne di diversificazione dell’areale di coltivazione in quanto il tradizionale fiore reciso da serra\nviene ad essere sostituito sempre piü dalle fronde recise in piena area.\n\nCiö determina sicuramente una minore pressione delle pratiche agricole sul territorio regionale\ndal punto di vista dell’impatto ambientale.\n\nPer quanto riguarda la diffusione di pratiche che assicurano la razionalizzazione e riduzione degli\napporti azotati e che sono assimilabili a programmi di azione si riporta in allegato (Allegato 2.2)\nil quadro relativo alla applicazione delle misure agro-ambientali.\n\nCon riferimento alle caratteristiche strutturali va sottolineato che l’attivitä agricola interessa una\nporzione limitata del territorio regionale - la superficie agricola utilizzata costituisce circa il 15%\ndella superficie complessiva - con risultati economici estremamente diversificati a seconda delle\ntipologie colturali e della loro localizzazione. La floricoltura in serra e in piena aria praticata\nnelle zone litoranee fornisce, da sola, circa i tre quarti della produzione lorda vendibile regionale,\nmentre le colture legnose e quelle foraggere. Nel Piano agroambientale regionale messo a punto\nper dare applicazione al reg. 2078 si sottolinea il fatto che proprio queste coltivazioni, spesso\neconomicamente marginali, sono in grado di interagire positivamente con l’ambiente,\npreservando i suoli dai fenomeni erosivi e franosi che interessano i versanti meno stabili. Per tale\nragione viene attribuita particolare importanza alla conservazione delle tipiche terrazze liguri,\nalla manutenzione dei muretti a secco e delle altre sistemazioni superficiali del terreno\n\nindispensabili per il mantenimento degli oliveti e dei vigneti sui versanti collinari.",
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"number": 14,
"content": "Tutte le tipologie di intervento previste dal regolamento comunitario hanno trovato attuazione in\nLiguria, ad eccezione del ritiro ventennale dei seminativi (misura F).\n\nNel 1997 risultano essere state finanziate circa 2.122 richieste di contributo relative a 2.036\naziende e corrispondenti a 1.900 ettari di superficie e a 950 UBA. Nel complesso, gli interventi\nattivati hanno interessato il 30% della superficie prevista dal piano e circa il 2,5% della SAU\n\nregionale.\n\nPer ciö che concerne la Regione Marche, il Servizio Agricoltura ha provveduto a divulgare\n\npresso glı Agricoltori, tramite le Organizzazioni di Categoria, il materiale predisposto dal\n\nMinistero delle Politiche Agricole e Forestali in merito al Codice di Buona Pratica Agricola.\n\nHa, inoltre, previsto e attuato azioni secondo gli indirizzi previsti dal Codice di Buona Pratica\n\nAgricola per il contenimento e la riduzione dei quantitativi di concimi chimici e naturali.\n\nTali misure sono state divulgate con l’adozione del Piano di Sviluppo Rurale (BUR n.135 del 4\n\ndicembre 2001, Allegato 2.3.1) che prevede azioni dirette al miglior apporto di azoto in kg/ha di\n\nterreno coerentemente alle indicazioni della Direttiva 91/676/CEE per le aree ritenute in\n\nemergenza nitrati o vulnerabili. L’attuazione di tali misure di tutela assume allo stato attuale solo\n\nuna connotazione volontaristica connessa alla domanda per l’assegnazione degli appositi\n\nfinanziamenti espressa dai singoli operatori. In applicazione al Piano Regionale di Tutela delle\n\nacque della Regione Marche (Supplemento n. 23 al BU n. 55 del 29 maggio 2000) e al Piano di\n\nSviluppo Rurale (BUR n.135 del 4 dicembre 2000, precedentemente citato) sono state\n\nindividuate e consigliate misure che, a fronte di criticitä derivanti dalla diffusione di nitrati in\n\nconcentrazione superiore ai limiti consentiti, potranno essere riproposte come obbligatorie.\n\nLe misure da adottare sono quelle contenute nel “Programma Zonale Pluriennale” elaborato dal\n\nServizio Programmazione e dal Servizio Agricoltura delibera n. 184/98 “Regolamento CEE\n\n2078/92, in quanto le azioni previste sono in linea con gli obiettivi del Piano di Tutela e\n\nRisanamento delle Acque.\n\nTalı azioni dovranno essere estese a tutta la SAU e riguardare i seguenti aspetti:\n\n- nduzione della dose annua di concime impiegato per ettaro;\n\n- tenuta di un registro cronologico di carico e scarico dei prodotti chimici utilizzati;\n\n- innalzamento del tenore di sostanza organica nel terreno, ciö comporta una riduzione\ndell’erosione, un miglioramento della struttura del terreno con riduzione delle lavorazioni\nmeccaniche;\n\n- aratura del terreno mai superiore ai 25 cm:\n\n12",
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"number": 15,
"content": "- ıinerbimento controllato nelle colture arboree e nella vite;\n\n- copertura del terreno nel periodo invernale;\n\n- niduzione del volume stagionale di adacquamento, dai 3000 mc/ha attuali, al di sotto di 1000\nmc/ha, con un’irrigazione effettuata solo nei momenti maggiormente critici.\n\nVa segnalato, inoltre, che, nelle zone corrispondenti ad alcuni Comuni della regione?, il citato\n\nPiano di Sviluppo rurale prevede ulteriori vincoli per l’accesso ai contributi. In particolare:\n\n- riduzione a massimo 2 interventi preparatori del letto di semina successivi all’aratura;\n\n- _preferenza alla non lavorazione o minima lavorazione del terreno, qualora le condizioni del\nterreno lo rendano possibile, con semina su sodo e lotta alle malerbe con un solo trattamento\ndiserbante effettuato prima della semina con un prodotto sistemico non residuale;\n\n- adozione di tecniche finalizzate al mantenimento della copertura vegetale per tutto il periodo\nautunnale e invernale quando massima & la presenza di piogge dilavanti e in particolare non\neffettuare lavorazioni nel periodo compreso tra il 15 settembre e il 30 gennaio, lasciando\nsviluppare la vegetazione spontanea.\n\nNel quadro delle misure aventi effetto per il contenimento dell’inguinamento da nitrati da fonti\n\nagricole, si riportano, inoltre (Allegato 2.3.2) i risultati dell’applicazione del Regolamento\n2078/92.\n\nPer quanto riguarda la Regione Calabria, nel quadro delle azioni generali di prevenzione, volte\nal contenimento dell’inguinamento provocato da nitrati, si segnala il significato delle iniziative di\ndivulgazione e assistenza tecnica. Tali attivitä vengono svolte dall’Agenzia Regionale per lo\nSviluppo e per i Servizi in Agricoltura (ARSSA) in base alla legge regionale n. 11 / 92 che\ndisciplina i servizi di sviluppo agricolo. Questi ultimi svolgono attivitä di ricerca e di\nsperimentazione, di divulgazione agricola, di formazione e di qualificazione professionale, oltre\na servizi tecnici di supporto. L’attivitä di divulgazione agricola ha come oggetto di intervento\n\nl’azienda agricola dal punto di vista sia tecnico che economico e gestionale; essa offre inoltre, al\n\n \n\n- 2 Provincia di Pesaro — Urbino: comune di Belforte all’Isauro, Carpegna, Colbordolo, Cartoceto, Fano,\nFossombrone, Fratte Rosa, Frontino, Lunano, Macerata Feltria, Mombaroccio, Mondavio, Monte Cerignone,\nMonteccicardo, Montecopiolo, Montefelcino, Montemaggiore al Metauro, Monteporzio, Orciano di Pesaro,\nPeglio, Pergola, Piandimeleto, Pietrarubbia, S.Angelo in Vado, San Lorenzo in Campo, Sassocorvaro, Urbania,\nUrbino.\n\n- Provincia di Ancona: Comune di Barbara, Castel Colonna, Castelfidardo, Castelleone di Suasa, Corinaldo,\nFilottrano, Genga, Montecarotto, Monterado, Monteroberto, Numana, Offagna, Osimo, Ostra, Polveri, Ripe, San\nPaolo di Jesi, Serra de Conti, Serra S. Quirico.\n\n- Provincia di Macerata: Comune di Apiro, Appianano, CingoliÄ, Civitanova Marche, Corridonia,\nMantecassiano, Morrovalle, Montecosaro, Pollenza, Porto Recanati, Treia.\n\n- Provincia di Ascoli Piceno: Comune di Campofilone, Massignano, Sant’Elpidio a Mare.",
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"number": 16,
"content": "mondo agricolo, un collegamento con la ricerca e la sperimentazione, L’attivitä & svolta da\ntecnici polivalenti e specializzati che Operano in un sistema misto, pubblico e privato. Oltre ai\ndivulgatori (150 circa) dell’ente pubblico che operano all’interno dei Centri di divulgazione\nagricola (CEDA) distribuiti su 22 aree regionali, sono presenti i divulgatori (50 circa) che\noperano nelle organizzazioni professionali agricole attraverso le unitä di divulgazione agricola\n(UDA).\n\nFra le attivitä dei servizi di Sviluppo agricolo & prevista la formazione e la qualificazione degli\nimprenditori, dei coadiuvanti e dei salariati; la formazione dei dirigenti delle associazioni di\nproduttori o delle cooperative; ela formazione complementare di giovani imprenditori. Poiche\nsia PARSSA che la Regione Calabria non dispongono di un centro di formazione in agricoltura,\n€ previsto che l’organizzazione dei corsi possa essere affidata, tramite convenzione, ad enti\nqualificati, con preferenza per quelli di emanazione delle organizzazioni professionali agricole.\nSempre nel quadro delle attivitä che consentono una significativa riduzione degli apporti azotati\nal terreno, si ritiene significativo evidenziare le modalitä di applicazione nella regione Calabria\ndel Regolamento 2078/92. In particolare, tra le misure previste nel Regolamento 2078/92, la\nRegione Calabria ha attuato la misura Al “Introduzione e/o mantenimento di una produzione\nintegrata”, per la quale & stato messo a punto un disciplinare che riporta le norme tecniche per\nl’attuazione della misura in questione, che prevedono, tra l’altro, la predisposizione di piani di\nfertilizzazione, previa analisi del terreno. L’equilibrio nutrizionale delle coltivazioni interessate\nall’impegno comunitario costituisce, infatti, una componente fondamentale della “Produzione\nIntegrata”, per cui i beneficiari sono tenuti a predisporre specifici Piani di Concimazione\nAnnuale. Con il Piano di fertilizzazione i beneficiari si impegnano a rispettare le modalitä e le\nepoche di esecuzione delle concimazioni come previsto in ciascun “Disciplinare di Produzione\nIntegrata” e conformemente alle normative vigenti in materia di protezione delle acque. Ai Piani,\ncome precedentemente evidenziato, devono essere allegate le analisi del terreno, che possono\nessere effettuate sia da laboratori pubblici, sia privati ed hanno validitä per tutto il periodo\npluriennale della Misura Al.\n\nAi fini della predisposizione dei piani di fertilizzazione, con particolare riguardo all’azoto,\nl’applicazione della misura Al presuppone una riduzione delle dosi massime per ettaro\nconsentite rispetto alle dosi ordinarie fino al 50%. Le norme tecniche prevedono, inoltre forme di\ngestione del terreno, quali l’inerbimento, che, svolgono funzione diverse, tra le quali la\nlimitazione delle perdite di nutrienti e la difesa dall’erosione.\n\nLa superficie di applicazione prevista della misura Al & pari a circa 8.000 ha.",
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"number": 17,
"content": "Un’altra misura, che ha ottenuto un notevole successo di applicazione, € la misura A2\n“Introduzione e/o mantenimento di metodi dell’agricoltura biologica”. Tale misura si prefigge\nl’obiettivo di adottare tecniche di produzione che bandiscano qualsiasi impiego di prodotti\nchimiei di sintesi; applichino la rotazione colturale; riducano al minimo le lavorazioni del terreno\n€ la loro profonditä; rispettino la specifica biologia della specie.\n\nNei due anni di attuazione hanno beneficiato della misura 1.482 agricoltori, per una superficie\n\npari a circa 21.400 ha (Allegato 2.4).\n\nPer quanto concerne la Regione Abruzzo, nel quadro delle azioni generali di prevenzione\nintraprese dalla Regione in esame, volte al contenimento dell’inguinamento provocato da nitrati,\nsi segnala il significato delle iniziative di assistenza tecnica. Nella Regione Abruzzo l’assistenza\ntecnica € condotta dall’Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo (ARSSA) e dalle\norganizzazioni professionali agricole. L’agenzia promuove e svolge i servizi di sviluppo\ndell’agricoltura attraverso la realizzazione di Brosel di ricerca applicata e la sperimentazione\nper il miglioramento delle attivitä agricole (coltivazioni, allevamenti, trasformazione e\ncommercializzazione, protezione ambientale). In totale i tecnici ARSSA impegnati in queste\nattivita sono 106 (dati riferiti al 1996). L’ ARSSA non si occupa in modo diretto della\nconsulenza aziendale ma gestisce i servizi di supporto (Osservatorio per le Malattie delle Piante,\nagrometeorologia, analisi chimiche, ecc.) per gli operatori del settore. Le organizzazioni\nprofessionali coordinano i divulgatori agricoli polivalenti, ai quali compete l’assistenza tecnica\ndelle aziende agricole: nella regione operano 97 divulgatori, operanti presso le maggiori\nOrganizzazioni Professionali (ARSSA, 1996).\n\nCon riferimento alle misure volte alla limitazione degli apporti di azoto si segnala il significato\ndelle misure in applicazione del Regolamento 2078/92 (Allegato 2.5). In particolare, ha notevole\nrilevanza ai fini della Direttiva Nitrati la misura A2: “Introduzione e/o mantenimento dei metodi\ndell’agricoltura biologica”. Le aziende che hanno aderito alla succitata misura sono 175, per una\n\nsuperficie complessiva di 2.293 ha.\n\nPer quanto conceme la Regione Campania, con l’approvazione da parte della Giunta Regionale,\na fine 2000, del “Rapporto sugli interventi regionali in materia di sperimentazione, informazione,\nricerca e consulenza in agricoltura — riprogrammazione degli interventi”, ]’Assessorato\nall’agricoltura ha avviato, tra V’altro, un programma con il quale intende conferire organicitä e\n\ncompletezza alla diverse iniziative regionali nel campo della concimazione aziendale, nonch&\n\n15",
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"number": 18,
"content": "potenziare le strutture sul territorio che si occupano del servizio di consulenza. I] programma &\n\nstato denominato “Piano Regionale per la Consulenza alla Fertilizzazione Aziendale”\n(PRCFA) (Allegato 2.6.a).\n\nMolteplici sono gli obiettivi che il PRCFA intende perseguire:\n\n- Agevolare l’applicazione delle misure agro-ambientali (Allegato 2.6.b);\n\n- Migliorare le conoscenze teorico-pratiche in materia di fertilizzazione e concimazione sia\ndei tecnici regionali che degli imprenditori agricoli;\n\n- Sviluppare utili interazioni con altre iniziative regionali;\n\n- Diffondere, tra gli agricoltori campani, la “cultura” dell’analisi chimico-fisica del terreno;\n\n- Attivare collaborazioni tecnico-scientifiche con Enti e strutture universitarie che effettuano\nattivitä di ricerca e sperimentazione nel campo delle concimazioni per lo svolgimento di prove\ndimostrative.\n\nGli obiettivi su indicati si perseguiranno mediante una serie di iniziative, “Azioni”:\n\nAzione 1: “Formazione ed aggiornamento dei divulgatori agricoli”;\nAzione 2: “Formazione ed aggiornamento degli imprenditori agricoli”;\nAzione 3: “Sportelli Informativi per la Gestione Integrata dei Suoli Agricoli” (SIGISA);\nAzione 4: “Sistema Informativo Regionale per la Fertilizzazione Aziendale” (SIRFA);\nAzione 5: “Strumenti divulgativi”;\nAzione 6: “Prove dimostrative di concimazione e di taratura agronomica”,\nAzione 7: “Realizzazione del laboratorio agropedologico regionale”.\nNell’abito delle attivitä divulgative e di promozione promosse dall’Assessorato all’Agricoltura &\nprevista, tra l’altro, la realizzazione di un video VHS incentrato sul testo Codice di Buona Pratica\nAgricola. Il video sottolinea il ruolo essenziale dell’agricoltura e dell’agricoltore nei confronti\ndella gestione e della protezione dell’ambiente nonch& l’importanza di conoscere i metodi di\nbuona pratica agricola, in modo particolare le tecniche di concimazione azotata, per controllare\nl’inquinamento determinato da nitrati derivanti da fonte agricola.\nLo sviluppo tecnico delle riprese e i contenuti rilevanti del video sono:\n\n- presentazione della Direttiva Nitrati e del Codice di Buona Pratica Agricola;\n\n- considerazioni generali del ciclo dell’azoto;:\n\n- Influenza dei metodi di irrigazione;\n\n- Influenza delle tecniche di lavorazione;\n\n- influenza della gestione dell’allevamento zootecnico;\n\n- l’importanza di un piano di fertilizzazione azotata.\n\n16",
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"number": 19,
"content": "Con Deliberazione n.1764 del 3 maggio 2002, la Giunta Regionale ha approvato la “Disciplina\ntecnica per l’utilizzazione dei liquami zootecnici”, che regolamenta l’utilizzo agronomico dei\nreflui prodotti negli allevamenti zootecnici (Allegato 2.6.c).\n\nLa disciplina si basa sulle norme dettate dal Decreto Legislativo n. 152/99 il quale punta al\nriordino di tutte le disposizioni vigenti in materia di tutela delle acque dall’inquinamento e\nrecepisce la Direttiva CEE 91/271 concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della\nDirettiva 91/676, nota comunemente come “Direttiva nitrati” in quanto relativa alla protezione\ndelle acque dall’inguinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole. In particolare,\nl’articolo 38 del D.L. 152/99 stabilisce, tra l’altro, che le Regioni disciplinino le attivitä di\nutilizzazione agronomica dei liquami zootecnici; in tal senso ha operato la Regione Campania,\nattraverso un’azione congiunta degli Assessorati all’ Agricoltura, all’Ambiente ed alla Sanitä.\n\nLa disciplina prevede la presentazione di una comunicazione al Sindaco del Comune dove sono\nubicati i terreni oggetto dello spandimento, avvalendosi di un apposito modello (Modello LZ). In\ntale modello, tra l’altro, oltre alla descrizione dell’allevamento, devono essere indicate le\nquantitä di liquame in esso prodotto, le modalitä di stoccaggio dei reflui, alcune essenziali\ncaratteristiche pedologiche ed idrogeologiche del sito di spandimento, la quantitä complessiva di\nazoto che viene apportata ai suoli. Attualmente la disciplina prevede un divieto di spandimento\ndal 1° dicembre sino alla fine del mese di febbraio di ciascun anno. Tutte le operazioni di\nspandimento devono essere annotate su un apposito registro.\n\nIl Sindaco, che si avvale dei pareri dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente in\nCampania (A.R.P.A.C.), del Servizio Igiene Pubblica dell’Azienda Sanitaria Locale (A.S.L.) e\ndella Giunta Regionale - Settore Tecnico Amministrativo Provinciale per l’Agricoltura - Centro\nProvinciale Informazione e Consulenza in Agricoltura (S-.T.A.P.A.-Ce.P.LC.A.), puö ordinare la\nsospensione dell’attivitä nel caso di mancata comunicazione o mancato rispetto delle norme\ntecniche e delle prescrizioni impartite.\n\nIl testo completo della Disciplina, il modello di comunicazione, la guida alla compilazione del\nmodello, nonch& il Registro delle utilizzazioni dei liquami sono riportati in allegato (Allegato\n\n2.6.c). Essi sono disponibili, in formato elettronico, sul sito dell’Assessorato all’Agricoltura della\n\nRegione Campania (www.regione.campania.it/agricoltura).\n\nNell’ambito delle azioni di prevenzione e il contenimento dell’inquinamento assunte dalla\nPuglia, si sottolinea il significato dell’applicazione del Regolamento 2078/92(Allegato 2.7), che\n\nha ottenuto una buona adesione. Esso ha interessato circa 66.000 ha di superficie. Tale dato &\n\n17",
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"content": "dovuto in larga parte alla grande espansione del sistema biologico regionale (applicazione della\nmisura A2), che ha portato la Puglia tra le prime regioni italiane per superficie agricola\nconvertita al biologico. In dettaglio, la Provincia con la piü ampia superficie dedicata al\nbiologico € stata Bari, con una dimensione media aziendale di circa 29 ha, sul totale di 46.653 ha\ndi superficie.\n\nBisogna, inoltre, sottolineare che la superficie convertita ad agricoltura biologica & stata pari a\n\n65.471 ha, con 18.000 ha in piü rispetto a quelli certificati con l’adesione al Regolamento\n2078/92.\n\nL’azione della Regione Sicilia, per la prevenzione, e il contenimento dell’inguinamento\nprovocato da nitrati, si svolge attraverso iniziative di divulgazione e assistenza tecnica. Tali\nattivitä vengono svolte da soggetti pubblici e privati. I principali soggetti pubblici sono rappresentati\ndall’Assessorato Agricoltura e Foreste, che si avvale di alcune strutture di appoggio quali, 1’Istituto\nSperimentale Zootecnico, la Stazione di Granicoltura, il Vivaio governativo della vite americana,\nY’Istituto Vite e Vino, gli Osservatori per le malattie delle piante, e dall’ESA, che si avvale a sua volta di\ndue laboratori di analisi. Esistono altre strutture pubbliche che possono collaborare all’assistenza tecnica\ncon compiti particolari, come la Stazione di Agrumicoltura di Acireale, l’Istituto Zooprofilattico, l’Istituto\ndi Incremento Ippico di Catania, le Universitä.\n\nIl territorio regionale & suddiviso in 88 sezioni periferiche di ampiezza variabile tra i 9.000 ed i 45.000\nettari, di cui 56 gestite direttamente dall’Assessorato e 32 dall’Ente di Sviluppo Agricolo (ESA). Itecnici\nimpegnati nell’assistenza tecnica pubblica sono 641 dell’Assessorato (dei quali 493 nelle sezioni\nperiferiche) e 133 dell’ ESA (dei quali 125 in periferia). Le strutture private sono rappresentate dalle\nOrganizzazioni di categoria, dall’Associazione Regionale degli Allevatori e dalle cooperative.\nL’assistenza tecnica si svolge sulla base di progetti-programma predisposti annualmente dalle sezioni\nperiferiche dell’Assessorato e dell’ESA, dalle Organizzazioni professionali e dall’Associazione degli\nAllevatori. Le attivitä prevedono l’informazione, la consulenza alle aziende in tema di difesa, diserbo,\ntecniche produttive, confronti varietali, prove di concimazione, promozioni commerciali e quant’altro\nlegato allo sviluppo dell’agricoltura della zona. La formazione, che riguarda sia la preparazione\nprofessionale degli agricoltori che l’aggiornamento dei tecnici immessi nei quadri, viene curata quasi\nesclusivamente da organismi autonomi finanziati dalla Regione.\n\nDi particolare significato, per gli effetti di riduzione degli apporti azotati, &, inoltre,\nl’applicazione delle misure agro-ambientali (Regolamento 2078/92, Allegato 2.8) e\nP’applicazione di un sistema di disincentivi: in particolare, per quanto riguarda il Regolamento,\n\nnell’utilizzo di tecniche prevedenti l’apporto di sostanze di origine vegetale e/o animale con\n\n18",
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"number": 21,
"content": "esclusione di fertilizzanti di provenienza dell’industria chimica (agricoltura biologica), nel\nsecondo caso i disincentivi riguardano l’impianto di seminativo nelle prossimitä o di corsi o di\nbacini idrici allo scopo di evitare la contaminazione degli stessi sia ad opera dei nitrati, sia ad\nopera di fitofarmaci o sostanze consimili.\nSi riportano di seguito le misure applicate:\n\n- misura Al: sensibile riduzione di fitofarmaci;\n\n- misura A2: introduzione e/o mantenimento dell’agricoltura biologica (aziende in\nregola con il Reg. CEE 2092/91);\n\n- misura Bl: introduzione e mantenimento delle produzioni vegetali estensive e\nconversive dei seminativi in pascoli estensivi (con la limitazione dell’uso dei concimi\nazotati);\n\n- misura B2: mantenimento della produzione estensiva di colture arboree con la\nlimitazione delle concimazioni azotate;\n\n- misura F: ritiro della produzione dei seminativi per venti anni; la misura viene\napplicata, oltre che nei parchi, riserve e oasi, anche nelle fasce di terreno limitrofe a\ntorrenti, fiumi, canali, bacini artificiali, sorgenti e risorgive.\n\nLe misure maggiormente applicate sono state la Al ela A2.\n\nIn relazione alla misura Al, la Sicilia ha ritenuto opportuno applicare la misura limitatamente\nall’impiego dei fitofarmaci e diserbanti chimici. Ha cio& volutamente omesso la riduzione delle\nconeimazioni in quanto in genere non vi & un’utilizzazione spinta di fertilizzanti, se si eccettuano\nalcune zone orticole.\n\nLa misura ha previsto l’applicazione sull’intera superficie aziendale destinata alle colture\nammesse (agrumi, vite, olivo, fruttiferi, ortaggi).\n\nRelativamente alla misura A2, essa € risultata di gran lunga la misura piü applicata. Sono state\ninteressate 5.621 per un totale di 66.023 ha di superficie, equivalenti al 41% della superficie\nglobalmente coinvolta dal programma.\n\nIn linea generale il Regolamento 2078/92 ha registrato un notevole successo, infatti c’& stato un\ncoinvolgimento di quasi 27.000 aziende per una superficie di 160.000 ha, pari al 10% della SAU\n\ncomplessiva dell’Isola.\n\n19",
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"number": 22,
"content": "3. Aggiornamento al 2002 sull’applicazione della Direttiva nitrati sull’intero territorio\n\nnazionale\n\n3.1 I sistema di monitoraggio della qualitä delle acque\n\n3.1.1 Pregressa rete di monitoraggio per la qualitä delle acque superficiali e sotterranee\n\nIl monitoraggio dei corpi idrici in Italia & stato effettuato, negli anni precedenti all’entrata in\n\nvigore del D.Lgs. 152/99, sulla base dell’articolo 7 (Censimento dei corpi idrici e risanamento\n\ndelle acque) della Legge 10 maggio 1976, n.319, recante una metodologia definita nelle Direttive\n\ntecniche contenute nella Delibera del Comitato Interministeriale del 4 febbraio del 1977, ed ha\n\nriguardato, sia pure con un’applicazione a “macchia di leopardo” sul territorio nazionale, sia le\n\nacque interne, superficiali e sotterranee, sia quelle marine. Tale delibera prescriveva il\n\nrilevamento sistematico della qualitä delle acque attraverso il censimento delle caratteristiche\n\nfisiche, chimiche e biologiche.\n\nAccanto alla normativa sopracitata, vigeva un altro pacchetto di Leggi, DPR 515/82 (per la\n\nclassificazione e il calcolo della conformitä delle acque dolci superficiali idonee alla vita dei\n\npesci salmonidi e ciprinicoli), DPR 470/82 (balneazione), D.Lgs. 130/92 (per il rilevamento delle\n\ncaratteristiche qualitative ed il calcolo della conformitä delle acque destinate alla vita dei\n\nmolluschi), D.Lgs. 131/92, di recepimento di Direttive Europee, che avevano come oggetto la\n\nregolamentazione delle caratteristiche qualitative delle acque in funzione degli utilizzi.\n\nI dati di monitoraggio sono stati organizzati nel progetto SINA (Sisterna Informativo Nazionale\n\nAmbientale).\n\nIl progetto SINA individua il bacino idrologico come l’unitä territoriale di riferimento idonea e\n\nsono stati quindi considerati tutti i bacini di rilievo nazionale e interregionale. Secondo questa\n\nimpostazione sono stati selezionati:\n\n- 11 bacini classificati di rilievo nazionale: Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-\nBacchiglione, Adige, Po, Arno, Tevere, Liri-Garigliano e Volturno;\n\n- 18 bacıni classificati di rilievo interregionale;\n\n- 20 bacini nelle aree dichiarate ad elevato rischio ambientale;\n\n- 4 bacini sede di attivitä sperimentali per le problematiche di programmazione e risanamento\nambientale, in attuazione di quanto previsto da normative nazionali.\n\nSono state inoltre previsti due ulteriori bacini “regionali”. Il campione considerato copre il 70%\n\ndella superficie nazionale ed un’aliquota di deflusso pari a circa 155 miliardi di metri cubi. I\n\npunti di prelievo, circa 400, sono stati selezionati in prevalenza tra quelli preesistenti in quanto\n\ncaratterizzati da serie storiche di misure di portata e di qualitä. In particolare per il\n\n20",
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"number": 23,
"content": "posizionamento sono state individuate soglie minimali del ‘valore di alcune variabili\ncaratteristiche quali la superficie sottesa dalle stazioni, la distanza tra due di esse su uno stesso\ncorso d’acqua ed il livello gerarchico del medesimo; per i laghi € stato scelto un valore minimo\ndi 50 milioni di metri cubi d’acqua invasati.\n\nLa rete complessiva risulta avere in media una stazione circa ogni 800 kmq. La periodicitä dei\ncampionamenti e quindi delle analisi seppure “standardizzata” in sede centrale su basi bimestrali,\nnon & uniforme su tutto il territorio nazionale. Le regioni, infatti, adottano frequenze variabili dal\nmensile allo stagionale, le Autoritä di bacino effettuano invece frequenze di campionamento\nbimestrale-trimestrale. Per i laghi si & adottata la frequenza semestrale.\n\nI dati 1991-93 ottenuti dalle regioni e relativi ai punti selezionati per la rete nazionale, sono stati\nelaborati secondo i parametri IRSA-CNR, per l’attribuzione delle classi di qualita. Tra i\nparametri su cui si fonda la presente elaborazione e che interessano direttamente la Direttiva\n91/676/CEE, vi € la concentrazione di azoto nitrico. I titoli dei parametri considerati vengono\nconvenzionalmente ripartiti in 4 classi predeterminate corrispondenti a tipologie differenti di\ninguinamento, per l’azoto nitrico (N-NO;) corrisponde una classe di qualitä buona (classe I) per\nvalori inferiori a 0,005 mg/l, media (classe II) per valori compresi tra 0,05 e 1 mg/l, cattiva\n(classe III) per valori compresi tra 1 e 10 mg/l, pessima (classe IV) per valori superiori a lO mg/l.\nIn ogni sito sono stati eseguiti almeno 4 accertamenti stagionali.\n\nTra i dati rilevati ed elaborati, particolarmente importanti risultano quelli relativi al fosforo\nortofosfato perche accanto ai composti azotati forniscono indicazioni significative sui fenomeni\neutrofici dei laghi e delle fasce costiere.\n\nPer quanto attiene il parametro N-NO; la classe piü numerosa & la classe III (58% dei valorı).\n\nLa figura 3.1 mostra la rete di monitoraggio e le classi di qualitä individuate sulla base del\nparametro nitrati sull’intero territorio nazionale.\n\nIl progetto SINA, per ciö che concerne le acque sotterranee, mira essenzialmente alla rilevazione\ndegli aspetti qualitativi delle piü importanti riserve idriche sotterranee del Paese, delegando alle\nreti regionali il controllo di dettaglio nell’ambito dei confini amministrativi. La selezione degli\nacquiferi € stata fatta utilizzando come supporto cartografico di sintesi la carta idrogeologica\nd’Italia alla scala di 1:500.000.\n\nIl monitoraggio delle acque sotterranee ha evidenziato che l’inquinamento da nitrati interessa\nprevalentemente le falde piüi superficiali o le falde contenute negli acquiferi alluvionali con\n\nvalori che in alcuni casi superano i 50 mg/l. I maggiori livelli di inquinamento da nitrati si\n\n21",
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"number": 24,
"content": "osservano lungo il margine alpino ed appenninico ove avviene la ricarica della falda e ove gli\n\nutilizzi del suolo sono piü gravosi.\n\n3.1.2 Monitoraggio sulla qualitä degli ambienti marini costieri\n\nL’Ispettorato Centrale per la Difesa del Mare in applicazione all’articolo 3 della Legge 979/82,\n\ncosi come confermato dal decreto legislativo 31 marzo 1998 n.112 (Decreto Bassanini), ha\n\norganizzato una rete di osservazioni della qualitä dell’ambiente marino costiero, effettuando\nperiodici controlli con il rilevamento dei dati oceanografici, chimici, biologici e microbiologici\nal fine di tenere sotto controllo la qualitä delle acque marino costiere.\n\nDate le correlazioni esistenti tra lo stato quali-quantitativo delle risorse biologiche del mare ei\n\nlivelli di inquinamento riscontrati, l’obiettivo principale sotteso alla realizzazione di una rete di\n\nosservazione dello stato di qualitä delle acque marine costiere & proprio quello di evidenziare gli\n\naspetti di criticitä prospettando i possibili interventi da disporre.\n\nSi € quindi proceduto alla realizzazione di una rete di osservazione attraverso la stipula di\n\napposite convenzioni — divenute operative nel mese di luglio 1996 - con 13 Regioni marittime\n\n(Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria,\n\nMarche, Molise, Puglia, Sardegna, Toscana e Veneto), alle quali si & aggiunta la regione Calabria\n\ncon una Successiva convenzione stipulata nel mese di dicembre 1997.\n\nIl programma triennale prevede:\n\n- Ilmonitoraggio delle acque ai fini della conoscenza degli ecosistemi con posizionamento di\ntransetti a distanza media di circa 10 km l’uno dall’altro; su ogni transetto sono previste tre\nstazioni di campionamento situate a 500, 1000, 3000 metri dalla costa. La frequenza dei\ncampionamenti & stagionale;\n\n- Il monitoraggio delle acque finalizzato al controllo dell’eutrofizzazione con posizionamento\ndei transetti a distanza reciproca non superiore ai 20 km; su ogni transetto sono previste due\nstazioni di campionamento situate a 500 e 3000 km dalla costa. La frequenza dei\ncampionamenti € mensile, mentre & quindicinale nel periodo giugno-settembre per i seguenti\nparametri: temperatura, salinitä, ossigeno disciolto, pH, trasparenza, clorofilla “a”:\n\n- I monitoraggio dei molluschi bivalvi (in qualitä di bioaccumulatori) con posizionamento\ndelle stazioni di prelievo in numero di 4 ogni 100 km di costa. La frequenza dei\ncampionamenti € stagionale.\n\nIl programma di rilevamento consente di determinare, tra gli altri, i parametri rilevanti per i\n\nfenomeni eutrofici.\n\n22",
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"number": 25,
"content": "Il Decreto legislativo 152/99 ha stabilito le modalitä di attuazione del monitoraggio di tutti i\ncorpi idrici ai fini della caratterizzazione e della verifica di programmi di miglioramento\n\nintrapresi.\n\n3.1.3 Modalitä di svolgimento del monitoraggio ai sensi del D.Lgs. 152/99\n\nIl monitoraggio si articola in una fase conoscitiva iniziale che ha come scopo la prima\n\nclassificazione dello stato di qualitä ambientale dei corpi idrici ed in una fase a regime in cui\n\nviene effettuato un monitoraggio volto a verificare il raggiungimento ovvero il mantenimento\n\ndell’obiettivo di qualitä.\n\nA seguito dell’emanazione del decreto legislativo 152/99 la rete di monitoraggio SINA & stata\n\nrivista e ampliata ed € costituita da: |\n\n- 234 fiumi significativi con 440 siti di monitoraggio\n\n- 59 laghi naturali e 194 invasi\n\n- 113 foci di fiumi di primo ordine e 31 Zone umide costiere d’importanza internazionale\n(Convenzione di Ramsar) per le acque di transizione\n\n- 478 transetti e 1434 stazioni di monitoraggio per circa 7375 km di costa, per le acque marino\ncostiere.\n\nSi stima che il monitoraggio e controllo delle acque superficiali significative, in base ai criteri\n\nprevisti dal D.Lgs. 152/99 richieda circa 2.000 stazioni di monitoraggio a livello regionale di cui\n\n450 stazioni costituirebbero la rete nazionale di controllo.\n\nIl monitoraggio delle acque superficiali a specifica destinazione (produzione di acqua potabile;\n\nbalneazione; acque destinate alla vita dei pesci e dei molluschi) previsto nell’allegato 2 del DLgs\n\n152/99, rappresenta attualmente una preziosa fonte di informazioni sulla qualitä della risorsa. In\n\nparticolare le acque destinate alla potabilizzazione forniscono dati utili per la qualitä delle acque\n\nsotterranee, che coprono 1’85% dei volumi prelevati a tale scopo. Dai dati del Ministero della\n\nSanitä si evince che per i comuni al di sopra dei 5.000 abitanti, i punti di captazione da corpi\n\nidrici sono 503.\n\nPer ogni corso d’acqua naturale viene definito un numero minimo di stazioni di prelievo, in\n\nfunzione della tipologia del corso d’acqua e della superficie del bacino imbrifero.\n\nLe determinazioni sulla matrice acquosa riguardano due gruppi di parametri, quelli di base, tra\n\ncui rientrano anche l’azoto totale (N mg/l), l’azoto ammoniacale (N mg/l) e l’azoto nitrico (N\n\nmg/l), e i parametri addizionali.\n\n23",
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"number": 26,
"content": "Le stazioni di prelievo sono in linea di massima distribuite lungo l’intera asta del corso d’acqua,\ntenendo conto della presenza degli insediamenti urbani, degli impianti produttivi e dagli apporti\nprovenienti dagli affluenti.\n\nI punti di campionamento sono fissati a una distanza dalle immissioni sufficiente ad avere la\ngaranzia del rimescolamento delle acque al fine di valutare la qualitä del corpo recettore e non\nquella degli apporti.\n\nLa periodicitä dei prelievi & mensile. In fase di regime la frequenza di campionamento si\nmantiene inalterata fino al raggiungimento dell’obiettivo di qualitä ambientale, raggiunto tale\nobiettivo la frequenza pud essere ridotta dall’autoritä competente,\n\nAnche il monitoraggio delle acque sotterranee si articola in due fasi, la prima fase & quella\nconoscitiva che a sua volta si divide in due sottofasi, la prima sottofase serve ad effettuare\nun’analisi di inguadramento generale attraverso la ricerca di un gruppo ridotto di parametri\nchimici, fisiei e microbiologici. Nella successiva sottofase, sulla base delle analisi effettuate\nprecedentemente ]’autoritä competente individua i punti d’acqua ritenuti significativi ed effettua\nsu di essi il monitoraggio per la classificazione. Il monitoraggio a regime ha come scopo l’analisi\ndel comportamento e delle modificazioni nel tempo dei sistemi acquiferi.\n\nLe modalitä da seguire per le attivitä di monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee\nvengono riportate nelle tabelle 3.1 e 3.2.\n\nRecentemente & stato approvato un decreto attuativo del D.Lgs. 152/99, riguardante la\ntrasmissione da parte delle Regioni all’Amministrazione centrale in forma standard dei dati di\nmonitoraggio dei corpi idrici. In particolare il settore 3 di tale decreto tratta la trasmissione da\nparte delle Regioni, dei dati relativi alla concentrazione di nitrati nei corpi idrici provenienti da\n\nfonti agricole.\n\n24",
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"number": 27,
"content": "TABELLA 3.1: Monitoraggio e classificazione delle acque in funzione degli\n\n \n \n\nobiettivi di qualitä ambientale (Allegato 1 del D.Lgs. 152/99)\n\n \n \n\n \n \n\nMonitoraggio e classificazione acque superficiali\n\n \n \n \n \n \n \n \n \n \n \n\nStazioni di prelievo Frequenza\n\ncampionamenti\n\n \n\nNella\n\n \n\ndel\n\nmonitoraggio si esegue la misura\n\nPer ogni corso d’acqua naturale viene definito un numero fase iniziale\n\n \n \n\n \n \n \n \n \n\nminimo di stazioni di prelievo, tale numero & in funzione\n\ndella tipologia del corso d’acqua e della superficie del dei parametri chimici, fisici,\n\n \n \n \n \n \n \n \n \n\nbacino imbrifero. Le stazioni di prelievo sui corsi d’acqua mierobiologici e idrologici di\n\nsono in linea di massima distribuite lungo l’intera asta del base e i parametri addizionali,\n\ncorso d’acqua, tenendo conto della presenza degli quando necessari. Tali misure\n\n \n \n \n \n \n\ninsediamenti urbani, degli impianti produttivi e dagli devono essere eseguite una volta\n\napporti provenienti dagli affluenti. al mese fino al raggiungimento\n\nI punti di campionamento sono fissati a una distanza dalle dell’obiettivo di qualitä In fase di\nimmissioni sufficiente ad avere la garanzia del regime la frequenza di\n\nrimescolamento delle acque al fine di valutare la qualitä del campionamento si mantiene\n\n \n\ncorpo recettore e non quella degli apporti. inalterata fino al raggiungimento\n\n \n\ndell’obiettivo di qualitä\n\n \n \n\nambientale, raggiunto tale\n\n \n \n\nobiettivo la frequenza puö essere\n\n \n \n\nridotta dall’autoritä competente.\n\n \n \n\nI parametri di interesse per\n\n \n \n\nl’applicazione della direttiva\n\n \n \n\n676/91/CE sono i seguenti:\n\n \n \n\nFosforo totale, ortofosfato, azoto\n\n \n \n\ntotale, azoto ammoniacale, azoto\n\n \n \n \n\nnitrico,\n\n \n \n\nPer i corpi d’acqua di superficie inferiore a 80 km” viene fissata I campionamenti sono semestrali, una\n\n \n\nun’unica stazione di campionamento nel punto di massima|volta nel periodo di massimo\n\n \n\nprofonditä, per quelli di superficie superiore a 80 km? o di forma | rimescolamento e una in quello di\n\n \n \n\nirregolare il numero di stazioni viene individuato caso per caso. | massima stratificazione.\n\nI\n\n \n\n \n\nI prelievi vanno fatti a diverse altezze sulla colonna d’acqua in parameti di interesse per\n\n \n\nbase in base alla profonditä del lago. l’applicazione della direttiva\n\n \n \n\n676/91/CE sono i seguenti:\n\n \n \n\nClorofilla “a”, ortofosfato, azoto\n\n \n \n\nnitrico, azoto totale, azoto\n\n \n\nammoniacale.\n\n \n\n25",
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"number": 28,
"content": "TABELLA 3.1(segue da pagina 26): Monitoraggio e classificazione delle acque in\n\n \n \n\nfunzione degli obiettivi di qualitä ambientale (Allegato 1 del D.Lgs. 152/99)\n\n \n \n \n\n \n\nMonitoraggio e classificazione acque superficiali\n\n \n\nStazioni di prelievo Frequenza\n\n \n\ncampionamenti\n\n \n\n \n\n \n \n \n\n \n\n \n\nAcque |Le autoritä competenti elaborano e attuano un piano di|E’ di\n\ncampionamento stagionale, & inoltre\n\nprevista una frequenza\n\n \n \n \n\n \n \n\n \n\n; campionamento che, sulla base delle conoscenze dell’uso e della\nmarıne\n\ntipologia del tratto di costa interessata, permetta di rappresentare | prevista una frequenza di\n\n \n\n \n \n\ncostiere\n\nadeguatamente, nello stesso tratto di costa, le zone sottoposte a | campionamento quindicinale nel\n\n \n\n \n \n\nfonti di immissione. periodo compreso tra Giugno e\n\n \n \n\n \n \n\nFondale alto Settembre nelle aree interessate da\n\n \n \n \n \n \n\nfenomeni eutrofici.\nI\nl’applicazione della direttiva\n676/91/CE sono i seguenti:\n\nortofosfato, fosforo totale, clorofilla\n\nI stazione: a 100 m dalla costa.\n\n \n\n \n\nI stazione: tra lal ee la III stazione se la distanza tra dette parametri di interesse per\n\n \n \n \n\nstazioni & maggiore di 1000 m, se inferiore le misure vengono\n\n \n \n\neffettuate solo nella e nella III.\nII stazione: non oltre la batimetria dei 50 m.\n\n \n \n\n. “a”, azoto totale, azoto nitrico, azoto\nFondale medio oto nitrico, azo\n\n \n \n\n \n\nammonjacale.\nI stazione: 200 m dalla costa.\n\nI stazione: 1000 m dalla costa\nII stazione: 3000 m dalla costa\n\n \n \n \n\nFondale basso\n\n \n \n\nI stazione: 500 m dalla costa\nI stazione: 1000 m dalla costa\nHI stazione: 3000 dalla costa\n\n \n \n \n\n26",
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"content": "TABELLA 3.3: Monitoragegio e classificazione delle acque in funzione degli\n\nobiettivi di qualitä ambientale (Allegato 1 del D.Lgs. 152/99)\n\nMonitoraggio e classificazione acque sotterranee\nAcque |Stazioni di campionamento i\n\nFrequenza dei\nsotterra campionamenti\nnee Corpi idriei sotterranei significativi: Le misure quantitative vengono\n\nfalde freatiche e profonde contenute in formazioni permeabili,e |effettuate su un numero ridotto di\ncorpi d’acqua intrappolati entro formazioni permeabili con bassa | punti significativi appartenenti alle\no nulla velocitä di flusso. Manifestazioni sorgentizie, reti di monitoraggio individuate, tali\n\nconcentrate o diffuse. misure devono essere svolte con\n\n \n\ncadenza mensile, cosi come sui pozzi\n\n \n\ne sui piezometri. Sulle sorgenti\ndevono essere anche piü ravvicinate\nin ragione dei tempi di esaurimento\ndella sorgente stessa. Per quanto\nriguarda le analisi chimiche devono\nessere eseguite, sia nella fase iniziale\nche per quella a regime, con cadenza\nsemestrale in corrispondenza dei\nperiodi di massimo e minimo\ndeflusso delle acque sotterranee.\n\nIl parametro di interesse per\nl’applicazione della direttiva\n676/91/CE riguarda il solo parametro\ndei nitrati.\n\n3.2 Ridesignazione delle zone vulnerabili ai sensi della Direttiva 676/91/CEE\nLe zone vulnerabili designate in fase di prima attuazione del D.Lgs. 152/99 sono le seguenti:\n- quelle gia individuate dalla regione Lombardia con il regolamento attuativo della legge\n\nregionale 15 dicembre 1993, n.37;\n\n- quelle giä individuate dalla regione Emilia Romagna con la deliberazione del Consiglio\nRegionale dell’11 febbraio 1997 n.570;\n\n27",
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"content": "- lazona delle conoidi delle province di Modena, Reggio Emilia e Parma;\n\n- l’area dichiarata a rischio di crisi ambientale di cui all’articolo 6 della legge 28 agosto\n1989, n.305 del bacino Burana Po di Volano della provincıa di Ferrara;\n\n- l’area dichiarata a rischio di crisi ambientale di cui all’articolo 6 della legge 28 agosto\n1989, n.305 dei bacini dei fiumi Fissero Canal Bianco e Po di Levante della regione\nVeneto.\n\nLa normativa in vigore prevede la ridesignazione delle zone vulnerabili da parte delle regioni\nentro il 2003. Alcune regioni hanno anticipato i termini di adeguamento.\n\nIn seguito alle campagne di monitoraggio svolte negli ultimi quattro anni sono state designate,\nnuove zone vulnerabili nella regione Piemonte con Deliberazione del Consiglio Regionale 29\ngennaio 2002, n.219-2992 e nella regione Basilicata con Deliberazione della Giunta Regionale\ndel 25 marzo 2002 n.508 (fascia del Metapontino comprendente il territorio comunale di :\nBernalda, Pisticci, Scanzano Jonico, Poliporo, Nova Siri, Rotondella e Montalbano Jonico). Le\nattivit@ di ridesignazione sono in fase avanzata anche nella Regione Umbria, che sta\napprofondendo lo studio relativo a due aree, la zona di Petrignano di Assisi (per l’acquifero della\nvalle Umbra) e la zona di San Martino in Campo (per l’acquifero della media Valle del Tevere),\noltre che in altre aree nelle quali la soglia di concentrazione & superata anche se in modo\nframmentario e disperso (Conca Eugubina). In alcune Regioni, quali ad esempio Lazio,Veneto,\nsono state redatte, oltre a carte che riportano i risultati del monitoraggio delle acque superficiali e\nsotterranee, anche carte della vulnerabilitä intrinseca, utili all’individuazione di zone che a causa\ndi pressioni naturali e antropiche, necessitano di particolari controlli. Le relazioni allegate\n(allegati da 3.1 a 3.21) riportano il quadro aggiornato sullo stato di attuazione della direttiva\nnitrati, sia con riferimento alle attivitä di monitoraggio, illustrate in sintesi ai precedenti\nparagrafi, sia al processo di ridesignazione delle zone vulnerabili, sia alla messa a punto e\nattuazione dei programmi di azione, nonche alla applicazione di misure di prevenzione,\nevidenziando le significative attive intraprese in ambito nazionale al fine di pervenire a effettivi\nprogressi nella riduzione e prevenzione dell’inquinamento da fonti agricole. Alcuni allegati\n\nrisultano attualmente in fase di completamento e saranno inoltrati quanto prima:\n\n28",
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"content": "DECRETO INTERMINISTERIALE RECANTE CRITERI E NORME TECNICHE GENERALI\nPER L’UTILIZZAZIONE AGRONOMICA DEGLI EFFLUENTI DI ALLEVAMENTO °\n\nL’articolo 38 del D.lgs.11 maggio 1999, n. 152, come corretto ed integrato dal D.lgs. 18\nagosto 2000, n. 258, prevede l’emanazione di un decreto interministeriale che definisca criteri e\nnorme tecniche generali per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento.\n\nTale Decreto dopo una lunga collaborazione tra Ministeri e Regioni € stato definito in bozza\ned e di validita su tutto il territorio nazionale,dovendosi applicare sia nelle zone vulnerabili che\nnelle non vulnerabili. Esso comprende divieti di utilizzazione, disposizioni sui trattamenti agli\neffluenti e sullo stoccaggio, tecniche e dosi di applicazione, disposizioni sulla comunicazione di\nutilizzazione agronomica da rendersi all’Amministrazione competente, criteri e procedure di\ncontrollo, tabelle sul contenuto di azoto negli effluenti delle varie specie allevate ecc.,\nconfigurandosi esso stesso anche come strumento di recepimento della Direttiva 91/676/CEE.\n\n,\n\nLa Bozza accennata il 28 maggio scorso £ stata inviata alla Commissione europea, DG\nAmbiente — Bl per un preventivo avviso informale, e se ne attende la risposta per una sollecita\ndefinizione ed emanazione.\n\nBozza dm utilizz. agronom.",
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